lunedì 15 ottobre 2012

No alla Bologna "arlecchino" autorizzata dal RUE



 
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Bologna, 7 ottobre 201
Comunicato stampa

"Italia Nostra": no alla Bologna "arlecchino" autorizzata dal RUE



Bene ha fatto la Soprintendente Paola Grifoni a richiamare con la necessaria durezza il Comune alle sue responsabilità in merito all'anarchia cromatica che ormai regna indisturbata persino nel cuore del centro storico di Bologna.
Lo sguaiato color rosso-fragola, come l'ha definito senza mezzi termini Andrea Emiliani, del nuovo palazzo di piazza VIII Agosto appare una vera e propria provocazione da parte di chi ne ha diretto i lavori di demolizione e ricostruzione, dopo che già "Italia Nostra" aveva sollevato motivate preoccupazioni circa l'inadeguatezza del RUE - Regolamento Urbanistico Edilizio, che dal 2009 ha sostituito il precedente PRG/Centro storico.
Se, come afferma l'Assessore all'Urbanistica Patrizia Gabellini, mancano gli strumenti per intervenire in questo e in altri simili casi, è proprio perché, contro ogni moderno principio di salvaguardia della città storica, il RUE prevede diverse forme di tutela per gli edifici d'interesse storico-culturale, da preservare come tali
rispetto a quelli di mero interesse “documentale” (si tratta di più del 75%), per i quali le modalità d’intervento sono affidate ai singoli progettisti.
Ora che, anche in seguito ai cambi della destinazione d'uso autorizzati dal Comune, i nefasti effetti di tale normativa sono ormai sotto gli occhi di tutti, "Italia Nostra" si schiera a fianco della Soprintendenza per richiederne una radicale revisione, a difesa della città storica come sistema complesso e inscindibile da conservare nella sua integrità.



Daniele Benati

Presidente

"Italia Nostra" - sezione di Bologna
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domenica 11 marzo 2012

Cervellati accusa le norme permissive "Il colpo finale dal Rue di Cofferati"


Eddyburg Città e territorio Città oggi Bologna


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Autore: Varesi, Valerio

Data di pubblicazione: 10.03.2012 19:59

Bologna: il modello europeo della tutela dei centri storici tradito dalle ultime amministrazioni. La Repubblica, ed. Bologna, 10 marzo 2012 (m.p.g.)

«Sono gli effetti di un regolamento urbano edilizio (Rue n. d. r.) che di fatto permette tutto» chiosa lapidario Pierluigi Cervellati, più volte inascoltato difensore del decoro estetico del centro e promotore negli anni ‘90 di una campagna contro il proliferare degli abbaini sui tetti della città antica.

Significa che ci sono norme più permissive?

«Col nuovo Rue, approvato nel 2008 da Cofferati e dall’ex assessore all´Urbanistica nonché attuale sindaco Virginio Merola, giostrando bene, si può fare quasi tutto. Dico di più: l’architetto che collaborò con Merola oggi è l’assessore competente, vale a dire Silvia Gabellini».

Cos’è che adesso è consentito e prima non lo era?

«Prenda il palazzo di piazza Otto agosto risalente alla fine del Settecento abbattuto recentemente: è una vicenda sconcertante. Si trattava di un edificio storico abitato che è stato spazzato via per costruire al suo posto un albergo e un garage sotterraneo senza peraltro curarsi più di tanto dei reperti archeologici venuti alla luce. È un esempio di svuotamento del centro con espulsione degli abitanti che ottiene due effetti: rende necessario edificare all’esterno del centro alimentando il volano del cemento e fornisce soldi ai Comuni perché i restauri non si pagano, ma le ristrutturazioni sì».

E le Soprintendenze? Come mai non intervengono?

«Oggi le Soprintendenze spingono per realizzare cose moderne, ma non si capisce perché si debbano fare nel centro storico. Quest’ultimo è così diventato la palestra di giovani architetti piuttosto ignoranti e poco documentati che realizzano o trasformano edifici con gusto perlomeno discutibile. E per fortuna che c’è la crisi perché appena il mercato immobiliare ricomincerà a tirare, le conseguenze saranno devastanti».

Non solo sui tetti?

«Già adesso il centro storico è afflitto dal dilagante effetto supermercato tanto che si sta banalizzando in un’alluvione di ‘store’ e grandi magazzini. In definitiva, è in atto una lenta e tuttavia grande trasformazione che muterà il volto della città storica facendole perdere la sua caratterizzazione. Ma mi chiedo: cancellato tutto ciò, cosa resterà?»

Un processo che parte con Cofferati-Merola o la cosa viene da più da lontano?

«Già in epoca Vitali qualche modifica fu apportata da Laura Grassi, in parte rimediata da Ugo Mazza. Poi la giunta Guazzaloca allentò ulteriormente i vincoli fino al Rue approvato nel 2008 che avrà un effetto disastroso».

giovedì 16 febbraio 2012

ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI 2012 -RELAZIONE DEL PRESIDENTE


Nel presentare la relazione dell’attività svolta dall’associazione nel 2011, lasciatemi cominciare nel nome di Guido Fanti, sindaco di Bologna dal 1966 al 1970 e primo presidente della Regione Emilia Romagna deceduto nei giorni scorsi, rappresentante di una stagione fortemente innovativa per la nostra città e fino all’ultimo attento anche alle posizioni espresse da Italia Nostra. Ricordo che, per merito nel mio predecessore Paolo Pupillo, egli prese parte alla prima conferenza stampa che l’associazione indisse nel marzo 2009 contro il progetto di attraversamento del centro storico da parte del Civis. Ancora nel corso di un incontro organizzato l’anno scorso dal Dipartimento delle Arti Visive, Fanti richiamava con lucidità la necessità di una politica al servizio della città, attenta a coglierne le voci più autorevoli e a misurarsi in modo concreto sui temi della tutela del patrimonio storico. Come ha sottolineato l’attuale sindaco Virginio Merola, Fanti “riuscì a interpretare al meglio gli anni del cambiamento, gettando le basi per la riqualificazione e l’espansione della città. A lui dobbiamo la salvaguardia del territorio collinare e l’importante opera di riqualificazione del centro storico. Nel suo mandato furono avviati importanti piani per realizzare edilizia popolare e sociale. A lui dobbiamo il “Fiera District”, figlio della lungimiranza di Fanti che diede incarico a Kenzo Tange di realizzare una nuova cittadella. Il mio ricordo è dunque quello di un uomo che ha saputo innovare, sia dal punto di vista culturale che urbanistico, avendo a cuore la città e la tutela del suo patrimonio artistico e architettonico”. L’auspicio di Italia Nostra è che il sindaco in carica, e con lui l’amministrazione comunale tutta, senta veramente il peso di un simile modello e sappia muoversi con consapevolezza nella stessa direzione.


Sotto il profilo del rapporto con le istituzioni il bilancio del 2011 dell’attività di Italia Nostra deve registrare risultati alterni e non sempre soddisfacenti. Il naufragio del progetto-Civis, contro il quale la nostra associazione si era battuta con determinazione, ha rappresentato di fatto un fallimento per tutti, Italia Nostra compresa, giacché è stato determinato da vizi di forma e scorrettezze di cui la stampa ha dato ampia notizia, e non già sulla base di quel principio di salvaguardia del centro storico che l’associazione aveva sottolineato nel modo più netto, attraverso un esposto alla Procura di Bologna che richiamava alle loro responsabilità gli organi della tutela, che nulla avevano fatto per arrestarlo allorché ne avevano la possibilità. Ci richiamavamo in quell’occasione a quanto il Codice dei Beni culturali esplicitamente prescrive, nel momento in cui individua come beni da sottoporre a tutela non solo gli edifici, ma anche le strade delle città storiche. La disattenzione nei confronti di tale principio, di cui il nostro esposto invitava a prendere in considerazione le conseguenze di ordine persino penale, ha fatto sì che anche in seguito al naufragio del Civis e allo strascico inevitabile di polemiche che ne sono conseguite l’attuale amministrazione abbia continuato a muoversi su linee non diverse, mettendo in cantiere altri progetti che, come il People Mover, finiranno per rivelarsi non meno inutili e dannosi.

A tal fine la nostra associazione non ha dunque esitato a schierarsi con altre, ribadendo un principio che continua a sembrarci prioritario e che non nasce certo, come spesso ci viene rimproverato, da una chiusura nei confronti di quanto è nuovo e “moderno”, ma dalla consapevolezza di valori che stanno ben scritti nell’articolo 9 della nostra Costituzione, secondo il quale “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Si tratta di valori che la Costituzione stabilisce dunque come prioritari e che come tali dovrebbero essere intesi, nel momento in cui quanto è pervenuto fino a noi viene indicato come un patrimonio la cui integrità deve essere salvaguardata per le generazioni future. Nel caso presente ciò di cui si sente maggiormente la mancanza è un progetto davvero organico in cui le esigenze della città moderna siano confrontate con le ragioni della città storica. In tal senso un aspetto di particolare gravità, sul quale la sezione ha indetto lo scorso 25 ottobre una conferenza stampa che ha riscosso ampia eco, è emerso dai primi nefasti esiti dell’applicazione del nuovo “RUE - Regolamento Urbanistico Edilizio” e degli altri strumenti della pianificazione urbanistica comunale che gli si accompagnano, entrati in vigore nel 2009, negli ultimi mesi della giunta Cofferati.

Soppiantando i principi del “recupero urbano” che proprio a Bologna erano nati e da Bologna si erano diffusi, il RUE ha specificato gli usi e i modi di intervento sul patrimonio edilizio esistente, classificando la maggior parte degli edifici del centro storico come di mero “interesse documentale, perché testimonianza del carattere stesso del paesaggio urbano”, e delegando al singolo progettista la scelta della procedura d’intervento in termini di volta in volta di manutenzione ordinaria, straordinaria, di risanamento o di ristrutturazione. I veri e propri sventramenti operati in piazza VIII Agosto lasciano di fatto presagire le forme di intervento più incontrollabili, visto che, nell’intento di snellire ed accelerare le procedure, tale nuova disciplina scavalca gli organi ministeriali (la Soprintendenza e la Direzione Regionale) impegnati nella tutela del patrimonio storico. In questo senso la denuncia, lanciata dalla sezione bolognese con l’ausilio di Pier Luigi Cervellati, Andrea Emiliani e Elio Garzillo, va ora portata su un piano di consapevolezza nazionale attraverso il coinvolgimento, già annunciato, della sede centrale di Italia Nostra.

La necessità di ripensare la città storica nella sua interezza, e di conseguenza il piano di mobilità, sembra peraltro trovare un segno positivo di attenzione, nel momento in cui l’attuale giunta ha fatto proprio il progetto di pedonalizzazione del centro storico da noi reclamato fin dal 2010 nel corso di una movimentata conferenza stampa, che aveva suscitato da parte dei media sconcerto se non vera e propria derisione. In questo senso riteniamo altamente positivo il fatto che l’Assessore alla Mobilità Andrea Colombo abbia chiamato Italia Nostra a un tavolo di concertazione per il progetto della pedonalità, che è attualmente alle sue prime battute e al quale prende parte come nostro delegato il consigliere Maurizio Vicinelli. In quella sede occorrerà battersi perché il progetto, essenziale per la salvezza del centro storico, venga sviluppato nel migliore dei modi, accompagnandolo con una adeguata riprogettazione della mobilità pubblica, che Italia Nostra ha sempre sostenuto dover essere su due livelli: quella pesante limitata all’anello dei viali di circonvallazione, integrata con una leggera per l’attraversamento del centro, affidata a navette elettriche. Solo in questo modo si potrà, a nostro avviso, ottenere una pedonalità “intelligente”, rispettosa della fragilità della città storica e delle esigenze di quanti vi abitano. Fondamentale risulta poi, in questo quadro, la messa in sicurezza delle Torri, edificio-simbolo di Bologna tuttora utilizzato come spartitraffico.

Le sbadate, se non irresponsabili dichiarazioni rilasciate contro il progetto di pedonalizzazione dalla Soprintendente per i Beni Architettonici, che io stesso sono intervenuto a bollare con un intervento che a molti consiglieri è parso, data la posta in gioco, fin troppo blando, introducono al problema, che nel corso di quest’anno si acuito, dei nostri rapporti con gli organi di tutela, nei quali - è inutile nascondercelo - non ravvisiamo più la necessaria “sponda” istituzionale per le nostre rivendicazioni. Invece di trovarci alleati in una battaglia che ha come scopo lo stesso fine di salvaguardia del patrimonio artistico, si dà al momento la strana e per vero paradossale situazione che sono proprio le Soprintendenze a suscitare la nostra riprovazione, per la spesso inadeguata inerzia nell’opporsi a progetti che violano l’integrità del nostro patrimonio. Non si tratta di un problema nuovo; ma episodi come lo smaltellamento del giardino di piazza Minghetti, per il quale le proteste nostre e di altri si sono scontrate contro un’approvazione già data a monte; il rifacimento del pavimento di San Francesco, effettuato con mezzi pesanti e senza nemmeno procedere, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici, al rilevamento delle sottostanti strutture medievali di quella che è e rimane la seconda grande basilica dell’ordine francescano dopo il San Francesco di Assisi; l’approvazione del progetto di “riqualificazione” del cortile del pozzo nel palazzo Comunale con alberi e pedane lignee, ormai imminente, tutti questi episodi stanno a significare una resa delle ragioni della tutela che lascia francamente sgomenti. In proposito si tratterà certo di sollecitare occasioni d’incontro e di discussione, ma certo, viste le premesse, il dialogo non si prospetta al momento facile.

Allo stesso modo occorrerà rafforzare il dialogo con l’istituzione comunale, al fine d’individuare modi meno drammatici di scontro. In proposito va detto che la ricostituzione, voluta dal commissario Cancellieri, dell'ufficio Tutela e gestione del centro storico, esistente in passato e poi venuto malauguratamente a decadere, non ha dato finora i risultati sperati. Di fronte agli episodi sopra richiamati, ai quali vanno aggiunti l’insensata trasformazione di via Orefici in una specie di viale dei Ciliegi alla Mary Poppins, il sempre più invasivo inquinamento luminoso prodotto da insegne e vetrine persino nei punti di più alto prestigio della Bologna monumentale, l’uso improprio delle piazze e dei palazzi, l’invasione dei dehors che invadono lo spazio pubblico, l’asfaltatura del granito nelle strade (prepariamoci al peggio dopo le nevicate di questi giorni), la trasformazione in vetrine delle porte d’accesso di talune chiese (San Bartolomeo, San Benedetto), l’allarmante fai-da-te nella scelta dei colori degli edifici: di fronte a simili episodi ci si potrebbe persino chiedere se l’Ufficio per il centro storico esista davvero.



Vengo brevemente alle attività svolte quest’anno nei confronti dei soci nell’intento di aumentarne la coesione e accrescerne se possibile il numero. Con i suoi 130 iscritti la sezione di Bologna resiste abbastanza bene al trend nazionale, che vede quasi dovunque un progressivo calo dei soci. Risulta tuttavia necessario agire su due fronti: il ricambio generazionale e il maggiore coinvolgimento dei soci nell’attività della sezione. Il Consiglio Direttivo, pur nutrito, fatica a tener dietro agli impegni che si propone e occorrono dunque forze nuove, basate su un volontariato generoso e responsabile. Gli sforzi dedicati al settore scuola stanno dando il loro frutto, e ne parlerà fra breve il consigliere Vicinelli, che è coadiuvato in questo settore dai consiglieri Sambo e Stanzani. Le visite guidate e le gite, di cui trovate l’elenco nel foglio con la convocazione, contribuiscono all’affiatamento tra i soci: ricordo in particolare l’interesse con cui è stato seguito, nonostante l’orario infelice, un breve ciclo organizzato, in collaborazione con i padri Agostiniani e il Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna, su aspetti inediti della chiesa di San Giacomo presentati da giovani studiosi coordinati da me e dalla vicepresidente Aprato, alcuni dei quali si sono poi iscritti a Italia Nostra. Per taluni aspetti, come l’incremento del blog informatico, al quale non può attendere il solo Vicinelli, la cooptazione di soci giovani appare indispensabile.

Prima di cedere la parola al Tesoriere Luca Moggi per la presentazione del bilancio, mi è d’obbligo ringraziare i Vicepresidenti Aprato e Milani, tutti i Consiglieri e in particolare, per la disponibilità sempre fattiva e sorridente, Giovanna Faccioli, che svolge anche in modo impareggiabile anche la funzione di segretario della sezione.



Daniele Benati

Presidente

Italia Nostra - sezione di Bologna

POVERA SOPRINTENDENZA...

L'ennesima presa di posizione "IMPROPRIA" da parte della Sovrintendente PAOLA GRIFONI, che pare non accorgersi di esercitare la propria "Funzione" in una città di origine Medievale e che anzi più volte ha rinnegato come "inutile" questa caratteristica di Bologna, ha meritato una ferma risposta da parte della SEZIONE BOLOGNESE DI ITALIA NOSTRA con un comunicato-stampa che riportiamo in calce:

"Le sconcertanti dichiarazioni che la Soprintendente Paola Grifoni ha rilasciato in merito al progetto di pedonalizzazione del centro storico non possono non destare viva preoccupazione in quanti, come “Italia Nostra”, hanno davvero a cuore il patrimonio culturale e storico della città. Parlare di “rischi di museificazione” per un centro storico che è già di per sé bene culturale e dunque “museo”, nel momento in cui il Comune avvia meritoriamente le misure che possono garantirne l’integrità, significa, per un Soprintendente, sottovalutare il proprio ruolo e anteporre alle esigenze della tutela problemi d’ordine pratico che sarà necessario affrontare con misure adeguate. Ci auguriamo che il Comune vorrà proseguire nella direzione intrapresa, che “Italia Nostra” giudica l’unica percorribile per un reale beneficio della città".

Purtroppo la Stampa locale, così sollecita a pubblicare le dichiarazioni di Paola Grifoni ha pensato bene di non pubblicare la nostra risposta. Spero perciò possiate leggerla qui.

lunedì 27 giugno 2011

A PROPOSITO DI HUNT OIL...

Bologna, 27 giugno 2011




In relazione alla ormai nota vicenda delle prospezioni minerarie della az.HUNT OIL in Emilia Romagna, data l’urgenza determinata dalla riunione conclusiva della Conferenza di servizi sulla ricerca di idrocarburi, fiume Panaro, che si terrà domani 28 giugno,

ITALIA NOSTRA DI BOLOGNA

esprime la sua totale solidarietà con la stragrande maggioranza dei 20 comuni interessati e con tutte le Associazioni che già si sono schierate contro questa ennesima gravissima minaccia che rischia di deturpare irrimediabilmente il territorio della nostra Regione.

Come loro chiediamo alla Regione, e in particolare all’Assessore regionale alle Attività Produttive, di rispettare il volere delle amministrazioni locali e di adoperarsi affinché la conclusione del rapporto ambientale risultante dalla Conferenza di Servizi fornisca un parere complessivo negativo, ovvero coerente con il parere prevalente espresso dalla stragrande maggioranza dei Sindaci e con quanto detto dallo stesso

Assessore in varie occasioni pubbliche.

Purtroppo nel 2010 il fiume Secchia è stato oggetto di tali attacchi e grazie ad una pratica di totale disinformazione su tutta la vicenda ha sofferto (impunemente) di un intervento invasivo e devastante.

Vogliamo che tutto ciò non si ripeta e che gli organismi regionali difendano, come loro preciso compito, il nostro territorio, al contrario di quanto operato fino ad oggi.

Invitiamo i nostri soci e simpatizzanti ad attivarsi in tutto il territorio per opporsi a questo scempio con tutti i mezzi a loro disposizione.

Esprimiamo nuovamente tutta la nostra solidarietà e volontà di collaborazione ai Sindaci ed ai rappresentanti dei Comuni che parteciperanno alla Conferenza di Servizi del 28 giugno, e chiediamo loro di esigere che la conclusione del Rapporto Ambientale, che gli verrà chiesto di firmare, sia coerente con la posizione prevalente espressa dalle loro delibere di Giunta e/o di Consiglio.





IL PRESIDENTE DI ITALIA NOSTRA BOLOGNA

Prof. DANIELE BENATI

venerdì 4 marzo 2011

DUE TORRI: UNA "SVEGLIA" ALLE SOPRINTENDENZE


     Nel momento in cui le preoccupazioni circa la sicurezza delle Due Torri e di altri monumenti del centro storico di Bologna toccano l’opinione pubblica attraverso il risalto ottenuto sulle prime pagine dei quotidiani non solo locali, offrendosi a strumentalizzazioni di vario tipo da parte delle forze politiche in campo, colpisce la mancanza di prese di posizione nette da parte degli organi ministeriali delegati al controllo e alla tutela del patrimonio artistico nazionale.
     Italia Nostra, che da molto tempo si è fatta parte attiva nel segnalare, anche con espliciti atti di denuncia, il problema posto dall’attraversamento del centro storico non solo da parte del Civis, ma più in generale del traffico pesante, ed ha per prima indicato come soluzione non più procrastinabile un progetto serio di pedonalizzazione, ritiene che la discussione in merito a tali temi debba tornare alle sedi competenti, ovvero alle Soprintendenze, che finora hanno assecondato con colpevole inerzia un progetto sciagurato, nato male e portato avanti peggio.
    Solo da quelle sedi può provenire un’azione decisiva a favore del patrimonio monumentale di una delle città più belle d’Italia, e non solo per alcuni monumenti famosi (le Due Torri non sono i soli edifici la cui sopravvivenza è messa a rischio dal traffico cittadino), ma soprattutto per l’ammirevole continuità del suo tessuto storico.
    Italia Nostra, e con lei i cittadini, non si fida più delle promesse elettorali e pretende da chi di dovere atti finalmente concreti e responsabili.




Daniele Benati

Italia Nostra - sezione di Bologna

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Corriere della Sera - 06 marzo 2011
Replica della direttrice dei Beni culturali
Carla Di Francesco

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Risposta all'Architetto Di Francesco
del Presidente di Italia Nostra di Bologna
Daniele Benati
 
Non sappiamo se "il peccato originale" della Soprintendenza (ne parla la Direttrice regionale per i beni culturali), che risale al 2001 con la conferma del 2006, sia stato commesso in un apposita conferenza di servizi o se abbia avuto comunque valore di autorizzazione nelle forme prescritte dall'art. 21 del Codice dei beni culturali. E se anche fosse, sono passati dalla più recente determinazione ben cinque anni, nuovi e decisivi elementi di conoscenza sono stati acquisiti e se si riconosce che quello fu un peccato, cioè un errore, nulla vieta, anzi la buona amministrazione impone, che all'errore sia posto rimedio, quando ancora i lavori non hanno interessato il percorso critico che sfiora le torri e penetra il centro monumentale di Bologna.

 
L’arch. Di Francesco non può insomma accusare i predecessori ricalcandone il parere. Se adeguatamente motivato, e come nella specie doveroso, l'atto di autotutela, espressamente previsto dall'ordinamento, resiste ad ogni contestazione. L'errore non è dunque irreparabile e Italia Nostra denuncia che non lo si voglia riparare.



Daniele Benati

Italia Nostra - sezione di Bologna


 
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sabato 12 febbraio 2011

MUSEI COMUNALI IN AFFITTO ? NO, GRAZIE!


Lascia di stucco l’annuncio (“La Repubblica” 10 febbraio) di voler far fronte alle ristrettezze di cassa dei musei comunali concedendone l’affitto per feste e pranzi privati a pagamento: un’iniziativa di cui il responsabile del Settore Cultura del Comune di Bologna, Mauro Felicori, dà notizia con tanto di listino dei prezzi collegati alle diverse occasioni (“cinquemila euro per un ricevimento nel cortile del museo Medievale, oppure mille per un cocktail nel museo della Musica”). Se la reintroduzione del biglietto a pagamento è una dura necessità, che sarà perfettamente compresa da quanti vorranno conoscere i tesori conservati nei nostri musei, la concessione degli spazi pubblici a manifestazioni private si configura come un uso improprio, che va stigmatizzato, almeno nei termini con cui è stato pubblicizzato nell’articolo in questione.
    Nel chiedere se i direttori delle istituzioni museali coinvolte siano consenzienti su un’iniziativa che li trasforma di fatto da curatori delle collezioni artistiche cittadine in gestori di locali da intrattenimento, Italia Nostra non può che manifestare la propria ferma contrarietà per una decisione che ritiene irrispettosa e degradante per il nostro patrimonio culturale.


Daniele Benati

Italia Nostra - Sezione di Bologna

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